Descrizione di S. Martino

 

La chiesetta, che risale ai primi anni del Mille, figura associata a Gattedo, località sede di un castello, importante per l’origine e lo sviluppo delle eresie nate in quei secoli, che furono anche la causa della sua distruzione nel 1258, secondo la testimonianza del Liber Notitiae Sanctorum Mediolani (L. N. S. M.), in cui si legge testualmente “in Marliano in loco Gatheo Ecclesia Sancti Martini”.

Ai nostri occhi moderni, abituati ad una configurazione territoriale ben diversa, che vede le due località (S. Martino e Gattedo) dislocate in due zone a sé stanti, riesce difficile immaginare e soprattutto afferrare il senso del loro stretto legame di un tempo. Eppure, se ci caliamo nella realtà storica di un passato lontano, quando le due cascine erano inserite in un sistema difensivo, che inglobava S. Martino, Gattedo, Incasate e Guarda e se teniamo presente anche la vita del santo, non sarà difficile capire il perché di questa associazione apparentemente strana tra la chiesa di S. Martino ed il castrum (castello di Gattedo): il santo, abbiamo già spiegato, era venerato come patrono dei soldati; aveva soggiornato diverse volte a Milano, da cui provenivano i proprietari (i Da Giussano); era quindi una figura con evidenti attinenze con la struttura di un luogo fortificato come Gattedo, tanto da essere scelto per la dedicazione della cappella signorile di appartenenza.

Prima di S. Carlo, i documenti fanno riferimento alla “Rettoria de S. Martino de  Ingaterio de Domino Andrea Sormano”  tassata in scudi 3.5.10.

Ma il dato più interessante traspare dai documenti del novembre 1566, quando il padre Leonetto Clivone, su incarico dell’arcivescovo Carlo Borromeo, compie nella pieve la visita pastorale, nel corso della quale annota che esistono due chiese dedicate a S. Martino: una superiore (corrispondente a quella attuale) ed una inferiore, di cui non si ha più traccia; il reddito ammonta a 300 pertiche di prato e brughiera affittate per scudi 51 annui al dottor A. Fr. Crispi di Milano.

Durante la visita pastorale del 1570 S. Carlo Borromeo lamenta lo stato di conservazione della chiesa di S. Martino inferiore, al punto che prescrive al parroco e ai parrocchiani il compito di ripristinarla il più rapidamente possibile, pena l’abbattimento.

L’abbattimento della chiesa di S. Martino Inferiore e le prescrizioni per quella di S. Martino Superiore

 

Gli atti della visita pastorale del 1606 a Carugo ci permettono di capire perché oggi è possibile osservare solo una delle due chiese dedicate a S. Martino, dato che il cardinale Federico Borromeo così annota: “Non sono stati eseguiti i decreti della visita del 1570 [attuata da S. Carlo], perciò non fa meraviglia che la chiesa sia caduta in rovina. Perciò, se il popolo, entro due mesi, con atto pubblico davanti al vicario foraneo non si impegnerà a ripristinarla, venga abbattuta ed il materiale venga utilizzato per la costruzione del battistero di S. Bartolomeo, dopo aver deposto sul posto una croce-ricordo [i]”.

Dato che nei documenti successivi non si fa più menzione della chiesetta di S. Martino inferiore, è lecito arguire che sia stata davvero demolita.

Ben altra fortuna toccò invece alla chiesa di S. Martino superiore, che ancora oggi possiamo osservare nel suo esterno povero e rustico, come nel suo interno, coperto da affreschi, oggetto di interesse e di indagine da parte di noti studiosi, come il Dell’Acqua [ii] e ultimamente l’Alfani [iii]. Di questo oratorio, visibile ancora ai nostri giorni, abbiamo una testimonianza anche in occasione della visita pastorale del 1606 del cardinale Federico Borromeo, il quale così annota [iv]:

 

Detta chiesa sia ricostruita secondo quella forma, che il Beato Carlo prescrisse nella sua visita pastorale del 17 novembre 1570. Nella parte anteriore si innalzi una parete fino al tetto, lasciando solo una porta con sopra una piccola finestra rotonda. La predella dell’altare venga rinnovata, l’altare sia dotato di una croce e di due candelabri e sia separato da cancelli di legno. Il tetto sia ben solido, così che l’acqua piovana non possa penetrare nelle fessure e cadere in chiesa. Le pareti siano intonacate ed imbiancate; sulla parete dell’altare vi si dipinga un’immagine adeguata”

Ma perché esistevano due chiese dedicate allo stesso santo, secondo la testimonianza dell’arcivescovo di Milano?

Prima di tutto occorre tener presente che la località di S. Martino era attraversata da uno dei più antichi tracciati di strade romane, quale la Mediolanum-Comum. Lungo queste strade in età medioevale era diffusa la tendenza a  costruire cappelle dedicate a S. Martino, a ricordo della sua fama o forse anche a ricordo dei suoi spostamenti nelle varie città dell’impero proprio lungo le principali arterie viarie. Probabilmente la chiesa di S. Martino inferiore, che doveva essere quella più antica, era proprio una cappella rurale di tale specie, che doveva rispondere alle esigenze di culto dell’intera comunità.

Non dobbiamo però dimenticare che proprio tali direttrici erano quelle più facilmente esposte al pericolo delle invasioni e delle guerre frequenti nell’Alto Medioevo tra feudatari e comuni; per questo spesso lungo il  loro percorso si rendeva necessaria la costruzione di un castrum o di più fortificazioni: tale doveva essere l’agglomerato difensivo già accennato di Gattedo-Incasate-Guarda. Conseguentemente si avvertì l’esigenza di costruire un’altra cappella, sempre dedicata a S. Martino, non più fuori, ma in alto, dentro le mura stesse del castrum, adibita non più ad un culto pubblico, ma ad un culto privato.

Al di là però delle congetture sull’esistenza delle due chiese dedicate allo stesso santo, che hanno impegnato gli studiosi e che per gli appassionati di storia costituiscono argomento interessante di discussione, due ci sembrano i dati certi, che emergono dalla documentazione consultata:

a) la chiesa di S. Martino superiore e quella di S. Martino inferiore erano nel territorio del comune di Mariano, ma facevano parte della circoscrizione parrocchiale di Carugo già nel XVI secolo

b) poiché la parrocchia di Carugo aveva un reddito molto scarso, S. Carlo decise di incrementarlo con l’unione del chiericato di S. Martino, vacante per la rinuncia del sac. Pompeo Castiglioni, con atto redatto a Milano nel Palazzo arcivescovile il 14 dicembre 1569 e ratificato l’1 febbraio 1570, con cui si immetteva nel possesso il rettore di S. Bartolomeo, sac. Angelo Casati, con l’obbligo di una messa annua nel giorno di S. Martino (11 novembre)

c) la chiesa di S. Martino inferiore serviva per le funzioni liturgiche del popolo, dato che era inizialmente una cappella rurale, mentre la chiesa di S. Martino superiore era una cappella signorile e questo spiega le condizioni fatiscenti trovate e annotate da S. Carlo nelle prescrizioni della visita pastorale del 1570.

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